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Obiettivo: Studio dei Figli – (Non) sono cose da ragazzi!

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L’Italia, lo sappiamo, ha circa 60 milioni di abitanti. Quello che forse sappiamo meno è che sono distribuiti in 25,7 milioni di famiglie, di cui circa 8,6 milioni di famiglie unipersonali – i e le single – e 17,1 milioni di nuclei familiari di almeno due persone.

Ai fini delle sue ricerche, Istat definisce la famiglia come “un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela, o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso comune. Una famiglia può essere costituita anche da una sola persona”

A partire da questa definizione, presentiamo alcuni dati dell’ultima indagine ISTAT multiscopo sulle famiglie italiane, relativi al 2019.

Famiglie italiane e figli

Sono 11,6 milioni le famiglie con figli, di cui 8,8 milioni di coppie e 2,8 milioni di famiglie monogenitoriali, quindi con un solo genitore con figli. I monogenitori sono in gran parte donne: 2,3 milioni sono le madri sole con figli contro i 550 mila padri.

Nel tempo sono in crescita i dati delle coppie senza figli e dei nuclei monogenitoriali, mentre le coppie con figli sono in diminuzione, dal 56% del 2009 al 52% del 2019.

Per quanto riguarda il numero di figli, prevalgono i nuclei familiari con un figlio (circa 6,2 milioni, il 36% del totale delle famiglie italiane), seguiti dai nuclei senza figli (32%), dai nuclei con due figli (4,4 milioni, il 26%). I nuclei con tre o più figli sono circa un milione, in costante calo.

Età media di uscita di casa: i dati

Sempre secondo le rilevazioni statistiche l’età media di uscita di casa dei figli in Italia è di 30,1 anni, più di molti altri paesi europei. 

In tutti i grandi paesi europei i giovani lasciano la casa dei genitori per andare a vivere da soli molto prima dei giovani italiani.

Il dato dell’età media di uscita di casa assume proporzioni particolarmente rilevanti per i maschi, che mediamente vanno a vivere in autonomia a 31 anni in Italia, mentre le femmine si distaccano a 29,1 anni, comunque quattro anni dopo la media europea.

L’età media di uscita di casa è un dato in continua crescita: in Italia si lasciava la casa dei genitori a 29,5 anni nel 2004, e da allora la crescita non si è mai fermata, anche se negli ultimi tre anni si è stabilizzata. 

Come si spiegano questi dati?

Come al solito questi dati da soli dicono tutto e dicono niente. Dipendono dalla cultura “mammona” e iper protettiva del popolo italico? Dalla mancanza di opportunità lavorative e dunque di reddito sufficiente? Dalle carenze di un sistema di welfare storicamente sbilanciato a favore di bambini e, soprattutto, anziani?

Probabilmente da un mix di queste motivazioni. 

In Italia è certamente meno radicata la mentalità, ad esempio, dello “studente lavoratore”. Nei paesi nord europei – ed ancor di più nei Paesi anglosassoni e negli USA – lo studente universitario è abituato a pagarsi da solo il periodo universitario, attraverso il reddito derivante da un’occupazione, anche serale o part time.

In Italia questa mentalità è molto meno diffusa ed il carico economico di uno studente universitario – anche “fuori sede” – ricade sui genitori nella stragrande preponderanza dei casi.

Università: quanto costa laurearsi?

Sono numerose le spese che occorre affrontare per mantenere un figlio che studia all’università. In primis il costo delle tasse universitarie, che durerà almeno tre anni in caso di Triennale e cinque anni in caso di Specialistica. Alle rette si aggiunge poi una serie di spese relative a libri, materiale didattico, trasporti e, nel caso di studenti fuori sede, abitazione (affitto, vitto, bollette ecc.).

TASSE UNIVERSITARIE – L’importo delle rette universitarie (N.B. università pubbliche) varia a seconda dell’ateneo e del corso di studi ma soprattutto in base alla fascia di reddito ISEE. 

In estrema sintesi, secondo gli ultimi dati di Federconsumatori – che ha realizzato un’indagine sui costi delle università italiane – il costo medio annuo delle tasse universitarie va dai 500 ai 2.200 euro all’anno, in base appunto al reddito ISEE della famiglia di appartenenza.

SPESE AGGIUNTIVE – Le rette imposte dagli atenei sono solo una parte delle spese da sostenere durante gli studi universitari. A ciò si aggiungono circa 1.500 euro annui di altre spese, comprensive del costo di libri, materiale didattico e trasporto (sempre dal rapporto annuale Federconsumatori)

Ad esse si aggiungono quelle per l’abitazione (non solo l’affitto, quindi, ma anche costi di energia elettrica, gas, telefono e spese condominiali) oltre che di vitto. Per una stanza singola non sono infrequenti costi di 4-500 euro mese per una stanza singola e 2-300 per una doppia.

Per le spese di vitto e alloggio, in sintesi, non siamo lontani da 7-800 euro mese, sempre per studenti fuori sede.

Possiamo quindi tirare le somme dicendo che un corso universitario di 3 anni ha un costo medio complessivo di almeno 30 – 40.000 euro (fuori sede) e 6-9.000 euro per gli altri.

Se invece il corso di laurea è di 5 anni arriviamo almeno a 50-60.000 euro (fuori sede) e 10-15.000 euro per gli altri.

Tali costi sono destinati a crescere nei casi di ritardo del completamento del ciclo di studi (studenti fuori corso) e/o nel caso di Università private (Luiss – Bocconi – Università Cattolica ecc.).

Nel caso di ulteriore proseguimento degli studi – corsi di specializzazione, dottorati, master ecc. – c’è da prevedere ulteriori ingenti spese.

Alla luce di queste cifre è evidente l’ingente impegno economico di un corso di studi universitari – per ogni figlio – che graverà sui genitori.

Per questo gravoso impegno è fondamentale avviare con largo anticipo un piano di risparmio che consenta di accantonare, per questo fine esclusivo, le somme indispensabili. Solo in questo modo la famiglia potrà disporre del capitale necessario alla realizzazione di questo importante obiettivo.

Pensandoci con larghissimo anticipo – sin da quando il bambino è molto piccolo – sarà sufficiente desinare a questo scopo piccole somme mensili. E se poi il ragazzo decidesse di non andare all’università ed aprire un’attività autonoma, la famiglia sarà pronta comunque ad aiutare il figlio.

Sono diversi gli strumenti disponibili per lo scopo, ed i genitori possono sceglierne uno o più di uno in funzione delle loro esigenze specifiche; risparmio postale o bancario, piani di accumulo in fondi comuni di investimento (PAC) e polizze assicurative sono i più diffusi, e differiscono tra loro per caratteristiche ben precise (vincoli, modalità dei versamenti, possibilità di riscatto anticipato, rendimento, rischio, protezione ecc).

Tra questi, riteniamo che un programma assicurativo finalizzato sia di gran lunga il più adatto a garantire la creazione di un capitale a scadenza – coincidente con il raggiungimento dei 18-19 anni di n ragazzo – necessario per finanziare un ciclo di studi, o l’avvio di un’attività.

Questi sono – in estrema sintesi – i principali vantaggi di un programma di risparmio assicurativo:

  • Può essere sottoscritto dai genitori fin dai primi tempi di vita del bambino, con una durata ed un termine perfettamente coincidenti con il presunto avvio di un ciclo di studi universitari, o con la maggiore età del ragazzo; In tal caso la maggiore durata del programma si riflette con la necessità di un accantonamento periodico di minore entità.
  • Si possono stabilire le destinazioni del risparmio periodico (garantito, dinamico, azionario o un mix di essi) in modo da ottimizzare – in modo programmato – le esigenze di tranquillità e aspettative di rendimento finanziario, e modificarle con la massima libertà con l’avvicinarsi della scadenza.
  • Si possono scegliere liberamente le frequenze dei versamenti – annuale, semestrale, mensile ecc. – e cambiarle con la massima libertà.
  • Si possono vagliare le svariate garanzie assicurative accessorie, in modo da garantire ai propri figli la prosecuzione ed il completamento del piano (cioè il capitale che si era deciso di accantonare) anche in caso di imprevisti riguardanti la salute o la vita dei genitori.
  • Le garanzie assicurative (eventualmente presenti a garanzia dei genitori) godono di incentivi fiscali statali.

Ogni genitore sogna un futuro sereno e prospero per i propri figli, e sostiene nel corso della propria vita moltissimi sacrifici affinché ciò possa realizzarsi.

I consulenti specialisti di S!CURA Assicurazioni sono a vostra disposizione – previo appuntamento – per offrire indicazioni ad ogni genitore al fine di individuare il miglior piano di risparmio, da costruire su misura, per ogni esigenza specifica di ciascuna famiglia.

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